Con il caldo le zecche tornano attive, e giugno è uno dei mesi più critici. Il problema riguarda in particolar modo chi frequenta boschi, prati, giardini e in generale aree dove sostano i cani come per esempio i parchi cittadini.Le zecche possono trasmettere pericolose malattie a persone e animali. Ecco dunque come riconoscerle, cosa fare in caso di morso e quando serve l’intervento di un professionista.
Come riconoscere le zecche e dove si annidano
Le zecche non sono insetti ma acari: da digiune misurano pochi millimetri, ma dopo il pasto di sangue il corpo si gonfia fino a superare il centimetro, ricordando un piccolo fagiolo grigiastro. Il morso è quasi sempre indolore, perché la saliva contiene sostanze anestetiche, e per questo il parassita può restare attaccato a lungo senza essere notato. In Italia le due specie più rilevanti sono la zecca dei boschi (Ixodes ricinus), che vive nell’erba alta, nel sottobosco e ai margini delle aree boschive, e la zecca del cane (Rhipicephalus sanguineus), che può colonizzare giardini, cortili, canili e le fessure dei muri esterni dove gli animali riposano. Riconoscere la specie aiuta a capire sia il rischio sanitario sia il tipo di intervento necessario.
Quali malattie trasmettono
ll rischio delle zecche non è rappresentato dal morso in sé, ma dalla possibilità che esso trasmetta agenti patogeni. Solo una parte dei parassiti è infetta, e la probabilità di trasmissione cresce con il tempo in cui la zecca resta attaccata. La malattia più comune che coinvolge le zecche è la borreliosi di Lyme, causata da batteri del genere Borrelia e trasmessa soprattutto dalla zecca dei boschi. Il segnale tipico è l’eritema migrante, una macchia rossa che si allarga intorno al morso, a volte a forma di “occhio di bue”; se non trattata, la malattia può colpire articolazioni e sistema nervoso. Perché il batterio passi all’uomo, in genere la zecca deve restare attaccata almeno 36 ore. Sempre la zecca dei boschi può trasmettere l’encefalite da zecca (TBE), di origine virale e in aumento in Italia: secondo l’ISS i casi sono passati da 21 nel 2020 a 67 nel 2025, con i numeri reali probabilmente più alti. La zecca del cane è invece associata alla febbre bottonosa del Mediterraneo, una rickettsiosi che dà febbre, mal di testa ed eruzione cutanea. Trattate per tempo con antibiotici, le forme batteriche si risolvono quasi sempre; raramente, soprattutto in anziani e bambini, possono diventare gravi.
Cosa fare se trovi una zecca attaccata
Se trovi una zecca sulla pelle, rimuovila il prima possibile e senza farti prendere dal panico. Usa una pinzetta a punta fine o un estrattore apposito, disinfettato, e afferra il parassita il più vicino possibile alla pelle, dalla parte della testa e non dal corpo. Tira con una trazione lenta e costante verso l’esterno; l’ISS indica che si può accompagnare il movimento con una leggera rotazione, lo stesso principio degli estrattori a vite. Non strattonare e non schiacciare il corpo: comprimerlo può far rigurgitare il parassita e aumentare il materiale infetto rilasciato nella ferita. Dopo, disinfetta la zona evitando la tintura di iodio e gli altri prodotti che colorano la pelle, perché coprirebbero l’eventuale eritema. Se il rostro resta conficcato, estrailo con un ago o una pinzetta sterilizzati, oppure rivolgiti al medico. Conviene conservare la zecca in un contenitore con alcol al 70%: serve all’identificazione in caso di sintomi, e alcune ASL la analizzano gratuitamente. Non vanno mai usati alcol, olio, benzina, acetone, ammoniaca, vaselina, fiammiferi o sigarette per far staccare la zecca: sono rimedi diffusi ma sconsigliati da tutte le autorità sanitarie, perché spingono il parassita a rigurgitare e aumentano il rischio. Dopo la rimozione, tieni d’occhio l’area per circa un mese e consulta il medico se compaiono eritema, febbre, mal di testa o dolori articolari.
Perché contro un’infestazione il fai-da-te non basta
Rimuovere una zecca dalla pelle è un gesto da primo soccorso. Trovarne di continuo in giardino o sul cane è un’altra cosa: indica un’infestazione dell’ambiente, e qui i rimedi casalinghi non bastano. La zecca del cane può colonizzare un’area in tutte le sue fasi del suo ciclo vitale. Uova deposte, larve, ninfe e adulti tendono a nascondersi nell’erba, lungo i perimetri degli abitati, nelle cucce e nelle crepe dei muri. Trattare solo l’animale o spruzzare un prodotto da banco sul prato raramente raggiunge tutti gli stadi e tutti i rifugi, così dopo qualche settimana le zecche ricompaiono.
Come interviene il disinfestatore professionista
L’intervento parte da un sopralluogo per identificare la specie, lo stadio di sviluppo e i focolai: margini erbosi, siepi, cucce, muri perimetrali, zone umide e ombreggiate. Su questa base si esegue un trattamento acaricida mirato sulle aree a rischio, con prodotti professionali e nei tempi corretti rispetto al ciclo del parassita. Il trattamento dell’ambiente va sempre abbinato alla cura dell’animale tramite il veterinario e a una buona manutenzione del verde, e nei giorni successivi un monitoraggio verifica che il ciclo sia interrotto. Per giardini, agriturismi, campeggi, strutture ricettive e canili, dove animali e aree verdi rendono il problema ricorrente, ha senso un programma di controllo programmato più che un singolo intervento.
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